Georgette Heyer – La ragazza chiamata Carità* Le mie letture

(Titolo originale “Charity Girl”, Traduzione di Sergio Ferrero; originale pubblicato nel 1970; edizione italiana del 1971).

La strada del ventinovenne visconte Ashley Desford si incrocia con quella di una fanciulla in difficoltà e il suo spirito cavalleresco gli impone di aiutarla. La ragazza, Charity Steane, è fuggita dalla casa della zia che l’aveva accolta dopo che il padre aveva smesso di pagare il collegio in cui studiava, perché trattata come una serva e senza affetto; vuole raggiungere il nonno a Londra nella speranza che lui la ospiti e l’aiuta a trovare un lavoro. Il visconte l’accompagna alla residenza del nonno, ma questi è fuori città e il maggiordomo non gli dice dove può trovarlo.
Così Desford chiede all’amica d’infanzia Miss Henrietta Silverdale di ospitare Charity il tempo necessario per rintracciare il nonno.
La ricerca però si rivela alquanto complicata e altri eventi rendono più difficoltoso del previsto il compito che il visconte si è assunto, fino a che, naturalmente, tutto va a posto, sia per Charity che per Desford.

cover ragazza carità GH ok

Come forse si può intuire, la trama ricorda in parte quella de “L’incantevole Amanda”.
Complessivamente si tratta di un romanzo divertente e piacevole, il protagonista è un simpatico e misurato gentiluomo in buoni rapporti con tutti; Charity, a differenza di Amanda, non mente e ha un carattere gentile, per quanto, come Desford e Miss Silverdale si rendono conto subito, sia un’ochetta. Alcuni degli altri personaggi sono grotteschi, arrivando quasi a personificare il difetto che li contraddistingue: la Heyer li dipinge con impietoso sarcasmo.

A margine annoto che sono stata colpita da una frase, pronunciata dal fratello minore del visconte in risposta a un altro personaggio che ha appena descritto Desford come un libertino e seduttore: «… lo fate sembrare un manieroso e fosco tenore italiano»: che strana considerazione aveva mai la Heyer per i tenori italiani?

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