Su Almack’s, da “Storia inimitabile del dandy” di Ellen Moers

(traduzione Franco Niederberger)

In varie parti del libro “Storia inimitabile del dandy” si trovano informazioni o aneddoti sul famoso Almack’s e ai ricevimenti che ivi si tenevano, eventi per i quali non era facile ottenere l’ammissione e per partecipare ai quali era necessario rispettare diverse regole, come si può leggere anche nel romanzo di Georgette HeyerIl dandy della Reggenza”. Le decisioni in merito a regole e ammissioni spettavano a un ristretto gruppo di nobildonne, le patronesse: le loro scelte erano insindacabili e quindi il loro potere grande. Essere estromessi dall’Almack’s era grave per un gentiluomo e quasi una rovina per una giovane donna nubile.

cover Dandy

Ecco qualcosa di quanto riporta “Storia inimitabile del dandy”:

I dirigenti dell’Almack’s detenevano un grande potere, per il semplice fatto che i club, il cui compito era l’organizzazione di piaceri del sesso maschile della Reggenza, non poteva adempiere una funzione necessaria. L’Almack’s era, e gli altri club no, una stalla per i due sessi, un’istituzione che poteva sorvegliare la riproduzione (legittima o meno) degli esclusivi, un po’ come il Jockey Club salvaguardava la perpetuazione dei purosangue.

e poi

(…) Edward Bulwer-Lytton, che frequentava la buona società della Reggenza in veste di critico e di membro, ebbe subito parole aspre per l’Almack’s: «Che scena ignorante e incivile, e che razza d’attori! Non è forse avanzo dei tempi barbarici il fatto che queste persone ballino, perché non hanno nulla da dirsi?» Però, come studioso di Mill e Benrham, Bulwer-Lytton comprendeva l’utilità dell’Almack’s. «Abbiamo delle buone giustificazioni» aggiungeva infatti «ci rechiamo a queste riunioni per vendere le nostre figlie o per corrompere le mogli dei nostri vicini. Una sala da ballo, in fondo, non è che un grande mercato di bellezza.»

e ora un aneddoto

Il ballo durava fino al mattino di giovedì; ma l’entrata al ballo era fissata rigidamente, molti dicevano crudelmente, a non più tardi delle 23, non un minuto più tardi. George Ticknor, editore americano e grande cosmopolita, udì per caso all’Almack’s il dialogo seguente, che ricordò per il resto della sua vita:

«Lady Jersey, il duca di Wellington è qui e chiede d’essere ammesso al ballo.»

«Che ora è?»

«Sono le undici e sette, vostra signoria.»

(Breve pausa, poi con enfasi e parlando molto distintamente)

«Porgete i miei ossequi… Porgete al duca di Wellington gli ossequi di lady Jersey, e ditegli che è molto lieta che l’applicazione della norma d’esclusione cada per la prima volta su di un personaggio così noto, perché d’ora in poi nessuno oserà più formulare delle lagnanze, non può essere ammesso.»

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