La figura del tutore in epoca Regency

Chi legge romanzi ambientati in epoca Regency (e non solo, certo) si sarà imbattuto più volte nella figura del tutore (uno per tutti il conte di Worth nel romanzo di Georgette Heyer “Il dandy della reggenza“). Volevo approfondire l’argomento perciò ho fatto qualche ricerca in rete; ho trovato alcuni interessanti post in inglese (vedi in fondo i relativi link) e riporto in questo articolo le informazioni principali.

Una delle fonti storiche è costituita dai Commentari di Blackstone.

In realtà la figura del tutore era essenziale solo se il minore possedeva un patrimonio; negli altri casi si rendeva necessario solo per consentire al minore di sposarsi, dato che non c’era nessuna proprietà da amministrare.

Orfani con patrimonio

Solitamente un tutore veniva nominato se il minore era orfano di padre. Solo il padre legittimo poteva nominare nel testamento un tutore.

La madre, pur potendo avere la custodia del figlio e occuparsi del suo mantenimento e della sua educazione, non poteva gestire il suo denaro e la sua proprietà. Queste responsabilità venivano assegnate a un uomo. Secondo la Common Law doveva essere scelto come tutore il parente più stretto che non avrebbe ereditato nulla dal minore.

Tutte le questioni relative a tutori e pupilli erano sotto il controllo del Lord Cancelliere e quindi Corte della Cancelleria. Ci si doveva rivolgere a quel tribunale se il padre non aveva nominato un tutore nel proprio testamento: la scelta veniva effettuata dalla Corte della Cancelleria. Anche se il tutore era indicato dal testamento la Corte aveva l’autorità di ignorare la decisione del padre se non la considerava idonea.

La Corte poteva togliere la tutela dei figli al padre, nel caso in cui questi fosse ritenuto inadatto; ad esempio il poeta Percy Bysshe Shelley perse la custodia dei suoi figli perché insisteva sul suo diritto di educarli a essere critici del governo, riformisti e atei.

I padri di figli illegittimi non avevano il potere di nominare un tutore.

Nel caso di decesso del tutore, se non ne era nominato un secondo nel testamento paterno, la Corte ne nominava un altro; la tutela non era ereditaria.

Se il minore orfano aveva almeno 14 anni poteva chiedere alla Corte un tutore di sua scelta o farne nominare uno alla Corte, ma la maggior parte dei giovani non conosceva la legge e accettava chiunque la Corte nominasse.


Il tutore doveva avere almeno 21 anni e doveva prestare giuramento e pagare una cauzione; inoltre ogni anno doveva presentare un resoconto dell’amministrazione dei beni del minore tutelato e rinnovare la cauzione.

La tutela terminava quando il minore compiva 21 anni. Al compimento di quella età il giovane/la giovane aveva diritto di ricevere tutte le sue proprietà e firmava uno scarico della tutela.

Consenso al matrimonio

Il permesso di sposarsi con licenza speciale poteva essere dato a un minore solo dal tutore testamentario, da quello nominato dalla Corte e dalle madri non sposate. Altrimenti i minori potevano sposarsi solo dopo i tempi previsti per le pubblicazioni matrimoniali.

Le madri risposate e i padri di figli illegittimi non potevano dare questo permesso.

Qualsiasi matrimonio di un minore su licenza senza il permesso di un tutore nominato da un padre legittimo o dalla Corte della Cancelleria era invalido.

 

Per quanto riguarda gli orfani privi di patrimonio pubblicherò un post dedicato.

Ringrazio le autrici e gli autori dei seguenti post:
https://www.ncgsjournal.com/issue82/New%20PDFs/NCGS%20Journal%20Issue%208.2%20-%20Policing%20Sexual%20Morality%20-%20Danaya%20C.%20Wright.pdf
http://www.regencyresearcher.com/pages/guardian.html
https://wordwenches.typepad.com/word_wenches/2012/11/adoption.html
http://jobourne.blogspot.com/2013/11/adoption-in-regency.html
https://austenauthors.net/release-of-the-earl-claims-his-comfort-excerpt-giveaway-and-guardianships-during-the-regency/
http://www.lahilden.com/plugins/p2_news/printarticle.php?p2_articleid=205

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