Emily – tre

Lo zio le aveva detto qualcosa di inaspettato che l’aveva riempita di sgomento.

«Dove sei stata?» le aveva chiesto.

«Ho fatto una passeggiata a cavallo.»

«Non devi farlo più. Non è appropriato che una signorina fidanzata se ne vada in giro da sola» l’aveva ammonita con un sorriso soddisfatto e mellifluo.

«Fidanzata?» Emily aveva creduto di aver capito male ma il colloquio successivo le aveva tolto ogni illusione in tal senso.

«Seguimi nello studio» le aveva ordinato.

Emily aveva obbedito, entrando dietro di lui in una stanza buia in cui si trovavano una vecchia scrivania ingombra di carte e registri polverosi e una libreria mezza vuota dal legno tarlato; come un automa si era seduta su una delle due scomode sedie mentre lo zio si accomodava dietro alla scrivania.

Dopo averla fissata per qualche istante si era degnato di spiegarle: «Mr Wood ha chiesto la tua mano e io gliel’ho accordata. Non ti nascondo che di recente anche altri gentiluomini si sono proposti, ma la mia scelta è caduta su di lui perché è quello che può garantirti una vita più agiata. È una fortuna che un uomo tanto ricco abbia deciso proprio ora di prendere moglie e che la sua attenzione si sia fermata su di te.»

Mr Wood? Quel nome aveva richiamato alla mente di Emily un uomo magro, alto, dai capelli biondi e gli occhi chiari e freddi, l’espressione sdegnosa, distaccata. L’aveva incontrato un paio di volte nel corso dei suoi vagabondaggi, cosa non strana perché anche una delle sue tenute confinava con Sethgrave Park, e poi alla cena che lo zio aveva dato un paio di settimane prima. Era il più ricco degli ospiti e quello a cui Mr Davies aveva dedicato più cortesie ma con lei aveva scambiato solo poche parole. Le aveva baciato la mano e a lei era parso che la sua pelle bruciasse, benché le labbra di lui l’avessero a malapena sfiorata con delicatezza.

Quando William l’aveva baciata, sulla bocca, non aveva provato quella sensazione destabilizzante, il contatto era stato lieve e sapeva di tenerezza. Non poteva pensare di trovarsi vicina a Mr Wood per più di qualche istante, lui le incuteva uno strano timore.

La voce dello zio l’aveva riscossa da quei ricordi: «Non dici niente? Dovresti essere contenta. Molto contenta. Tu non hai una dote e io non posso procurartela ma a Mr Wood questo non interessa.»

«Non lo conosco nemmeno, ci siamo appena scambiati un saluto» aveva mormorato Emily.

Mr Davies aveva alzato le spalle con noncuranza: «Avrai tutto il tempo che ti serve dopo il matrimonio.»

Emily aveva smesso di replicare, era chiaro che non sarebbe servito a niente. Doveva pensare a come avvertire William, affinché trovasse il modo di portarla via di lì. Aveva fatto per alzarsi ma Mr Davies le aveva lanciato un ultimo avvertimento: «Non pensare che quel giovanotto che lavora per Buntbury possa aiutarti. Non lo farà.»

Poi le aveva fatto cenno che il colloquio era terminato.

Emily allora era corsa a rifugiarsi in camera ma il ghigno che lo zio aveva sulle labbra aveva continuato a tormentarla a lungo. Più tardi non era scesa per la cena e Mr Davies non l’aveva cercata.

Continuava a guardare le gocce che cadevano percorrendo linee oblique a causa del vento e pensava. Da quando lo zio le aveva dato quell’annuncio terribile aveva riflettuto fino a farsi venire il mal di testa. Soprattutto non credeva all’ultima frase che aveva pronunciato riguardo a William. Non voleva crederci. Non poteva. Loro due si amavano.

Emily

 

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