Agatha Christie – È troppo facile * Le mie letture

(titolo originale “Murder is Easy”; pubblicato nel 1938-1939; trad. Giovanna Gianotti Soncelli, edizione italiana da me letta del 1982)

In questo romanzo, contrariamente agli altri tre di cui ho già parlato, troviamo l’ispettore Battle solo alla fine…

Il protagonista è infatti Luke Fitzwilliam, in pensione (ma non vecchio anche se l’autrice non rivela la sua età) e di ritorno da Mayang (India, Assam), dove ha svolto il suo lavoro di poliziotto.
Questi incontra sul treno per Londra la signorina Lavinia Pinkerton, una simpatica zitella che gli ricorda sua zia Mildred, per cui provava molto affetto. La signorina Lavinia gli racconta che sta andando a Scotland Yard per denunciare che nel villaggio in cui abita, Wychwood, la morte di alcuni abitanti avvenuta negli ultimi tempi non è da imputarsi a disgrazie o malattie, ma è secondo lei opera di una persona; la signorina basa la sua ipotesi sullo sguardo molto particolare che questa persona avrebbe rivolto a tutte le vittime poco prima che queste morissero. Temendo di non essere creduta dalla polizia del paese ha deciso di sporgere la sua denuncia a Scotland Yard e si è decisa a farlo perché è preoccupata per la sorte del dottor Humbley, che, appunto, ha ricevuto uno di quegli sguardi…

cover Troppo facile

La cosa potrebbe finire con quella conversazione se non fosse che pochi giorni dopo Luke legge sul giornale che la signorina Pinkerton è morta, investita da un’auto e vede anche il necrologio del dottor Humbley.
Il suo istinto di poliziotto gli suggerisce che non si può trattare di una coincidenza, così parte per Wychwood, dove si spaccerà per cugino di una cugina di un amico (Bridget) e fingerà di cercare informazioni per un libro sulle superstizioni, mentre invece indagherà sulle due morti e sulle altre di cui gli aveva parlato la signorina Pinkerton.

In paese c’è più di una persona che avrebbe potuto uccidere, sia perché ha un movente sia perché ha avuto l’opportunità. Luke incontra più volte diversi degli abitanti ma alla fine decide anche lui di coinvolgere Scotland Yard; è a questo punto che l’ispettore Battle entra in scena, ma la sua parte è comunque molto ridotta.
Il colpevole naturalmente viene scoperto e la storia rosa che da un certo punto in poi si è affiancata all’indagine può seguire il suo corso senza pericoli.

In questo romanzo mi è sembrato che la vena ironica fosse un poco meno acuta che negli altri tre; ad ogni modo riporto due brevi passaggi.
Il primo è uno spezzone di dialogo in cui l’amico garantisce a Luke che lord Whitfield, il fidanzato della cugina Bridget ed editore di “orrendi rotocalchi settimanali”, crederà senza problemi che lui (Luke) sia un cugino di Bridget:

«E lord Whitfield? Ci crederà lui?»
«Sicuramente. Non ha un briciolo di cultura ed è un credulone nato… figurati che prende per buono persino quel che legge sui suoi settimanali!…»

Nel secondo invece il maggiore Horton, vedovo da circa un anno, ha appena parlato a Luke, con apparente rimpianto, della moglie (donna che invece sembra a Luke essere stata davvero terribile):

«Ragazzo mio, so quel che dico. Badate, non dico che, agli inizi, il matrimonio non sia gravoso per l’uomo. Lo è, eccome! E uno maledice il momento in cui si è sposato. Ma a poco a poco ci si abitua, è solo questione di disciplina.»
Luke concluse che la vita matrimoniale del maggiore doveva essere stata più una campagna militare che un idillio domestico.

Trascrivo infine una descrizione di Battle (era l’ora, no?)

Luke rimase subito favorevolmente impressionato dal sovrintendente Battle. Era un uomo robusto, pacato, con un viso largo e un vistoso paio di baffi. Di primo acchito non lo si sarebbe detto particolarmente dotato d’ingegno, ma bastava parlargli qualche istante per restare stupiti, tanta era l’intelligenza e l’astuzia che esprimevano i suoi occhi.
Luke non commise l’errore di sottovalutarlo. Aveva già incontrato, nel corso degli anni, tipi come Battle. Sapeva che di loro ci si poteva fidare, e che invariabilmente, con loro, i risultati erano buoni. Non avrebbe potuto desiderare di meglio.

Anche questo romanzo mi è piaciuto, del resto così è stato negli anni per i gialli di Agatha Christie e non credo che le riletture mi faranno cambiare opinione. Nel caso di questa scrittrice preferisco le storie senza i suoi famosi investigatori, ovvero Poirot e Miss Marple, forse perché mi piace di più che siano personaggi davvero coinvolti nella storia a darsi da fare per trovare il colpevole anche se a volte hanno bisogno di un aiuto esterno, di solito un poliziotto.

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