Jack – un racconto * parte #1

Forse se Sonia non avesse commentato, o meglio criticato aspramente, l’idea, non ne avrebbe fatto di nulla. Non era certo la prima volta che, camminando per le vie del centro, si imbatteva in un gruppo di volontarie di un canile che cercavano un’adozione per dei cuccioli. Quel pomeriggio aveva lasciato un’offerta e una delle tre donne gli aveva dato un biglietto, stampato al computer, con due numeri di cellulare e il muso di un cane.
«Venga a trovarci, sono sicura che fra i nostri ospiti ce n’è uno che aspetta proprio lei.»
Mentre si allontanavano Sonia aveva proteso la mano: «Dammi, c’è un cestino, lo getto via.»
Luca, chissà perché, l’aveva messo in tasca: «Ci penso io, dopo.»
Non aveva davvero in mente di recarsi al canile, il suo gesto era stata solo la reazione all’atteggiamento di Sonia, che negli ultimi tempi sembrava voler dirigere un po’ troppo la sua vita.
«Spero che non stia pensando alle parole di quella tizia. Le dicono a tutti, per vedere di piazzare qualcuno dei loro bastardi.»
Il tono era quasi scherzoso, ma Luca vi aveva colto un’irritazione, a parer suo, ingiustificata.
«Adesso non si chiamano più bastardi, ma cocktail» aveva osservato sorridendo. «E, a proposito, perché non ci fermiamo a bere qualcosa?»
Era una giornata di inizio giugno, piuttosto calda, e una sosta per una bibita fresca era quello che ci voleva. Sonia era stata d’accordo e aveva accantonato l’argomento canile.
Lo aveva ripreso più tardi, in auto, mentre Luca la riaccompagnava a casa.
«Ricordati di buttare quel biglietto. Lo sai che non sopporto i cani. Sono sporchi e lasciano peli dappertutto.»
Lui non ci pensava più, ma quella specie di ordine non gli era piaciuto per niente. Forse lo stava prendendo troppo sul serio, ma non intendeva comportarsi sempre in modo accomodante. Del resto viveva da solo e lei stava nella lussuosa villa di famiglia: il pelo di un eventuale cane non sarebbe stato un problema suo.
Non le aveva risposto. Non aveva voglia di litigare.

Jack

Fu una settimana dopo, quando infilando una mano nella tasca dei pantaloni trovò il foglietto spiegazzato con il disegno del muso di un cane, che prese la decisione.
Compose il numero del primo cellulare indicato sul biglietto. Gli rispose una voce molto giovane.
«Buongiorno, vorrei un’informazione sul canile» disse Luca.
«Mamma è per te» gridò la voce, assordandolo.
«È per il canile?» gli chiese qualche istante dopo una donna.
«Vorrei sapere l’orario di apertura.»
L’altra fece una risatina: «Non è un supermercato, sa? È aperto quando qualcuno di noi può stare lì a occuparsi dei cani.»
«Oggi c’è qualcuno?»
«Credo di sì, se aspetta un minuto controllo sull’agenda chi è di turno e a che ora.»
La donna fornì a Luca le indicazioni richieste e, prima di salutarlo, lo avvisò: «Non vada se non può o non vuole prendere un cane. Non riuscirebbe a venire via senza.»
Quando Luca avvisò Roberto, il socio, che sarebbe uscito prima dal lavoro per andare al canile, l’amico lo squadrò come se fosse impazzito.
«Non vorrai prendere un cane.»
«Secondo te uno cosa va a fare in un canile?»
«Stai scherzando? Ti rendi conto della rottura di scatole? Non pensi alle giratine evacuative, ai peli per tutta la casa…»
«Mi sembra di sentire Sonia.»
«Sono sicuro che non è d’accordo.»
«Il cane starà a casa mia, peli e giratine saranno solo affari miei.»
Roberto sospirò, proclamando: «Ogni tanto Luca il razionale e previdente scompare e lascia il posto a un tizio impulsivo e perfino un po’ romantico che mi sconcerta.»
Luca sorrise, per la bonaria presa di giro.
«A domani.»
«In bocca al lupo. Pardon, al cane.»

 

(Pubblicato in “Let it snow – amore sotto la neve”)

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