Jack – un racconto * parte #2

La donna che gli aveva risposto al telefono aveva ragione, sarebbe stato impossibile lasciare quel posto senza portare via almeno uno degli ospiti. Il canile era abbastanza ben tenuto, considerando che se ne occupavano solo dei volontari; non era troppo grande né eccessivamente affollato. A Luca però pareva che gli occhi di tutte quelle bestiole fossero tristi, rassegnati a un destino misero, una vita quasi sempre in gabbia, accuditi da persone che, pur dedicando loro tempo e affetto, dovevano dividersi fra troppi per poter soddisfare i bisogni di ciascuno.
«È fortunato, in questi giorni abbiamo anche dei cuccioli. Immagino che preferisca un cane giovane, no?»
Luca aveva annuito e la ragazza che lo aveva accolto, infagottata in una tuta da meccanico e con stivali di gomma ai piedi, aveva proseguito: «Di Beagle ne sono rimasti solo due, i cani di razza sono quelli che vengono adottati con più facilità. Oppure c’è un incrocio, non so bene fra cosa. Venga.»
«Mi faccia vedere solo quello, l’incrocio.»
La ragazza si allontanò per tornare poco dopo con un arruffato peluche bianco nero e marrone, Luca lo riconobbe come uno di quelli che aveva visto in centro, una settimana prima. Guardandolo meglio capì che il nero era grigio antracite e il marrone fango. Gli occhi, sotto i ciuffi scomposti, erano vivaci, di un caldo color nocciola, sopra un naso nero.
Allungò una mano verso il muso che si protendeva curioso verso di lui e ricevette una leccata di benvenuto. Non c’era dubbio, era per quel cucciolo che si trovava lì.
«Posso averlo?»
«Certamente. Deve compilare dei moduli e lasciarmi alcune informazioni. Controlleremo che il cane venga trattato bene, vaccinato, curato eccetera.»
«Mi sembra giusto.»
Luca seguì la ragazza per espletare le pratiche burocratiche e, in quei pochi passi percorsi per raggiungere lo stanzino che fungeva da ufficio, le chiese: «È un maschio o una femmina? Quanti mesi ha? E da quali razze proviene?»
«Maschio di circa tre mesi. Per le razze non saprei, provi a sentire un veterinario.»

Jack

Così, in meno di mezz’ora Luca diventò proprietario di un cane. Tolse il ripiano che copriva il vano portabagagli del suv, stese sul fondo la vecchia coperta che, previdentemente, aveva portato con sé, e vi depose il cucciolo, il tutto sotto gli occhi attenti della ragazza. La salutò e montò in auto.
Forse aveva ragione Roberto e aveva commesso una pazzia, ma in quel momento era contento di avere qual batuffolo di pelo sporco con sé. Era stato un atto completamente irrazionale? Comunque fosse aveva sentito il bisogno di compierlo. Se c’era un motivo, col tempo, avrebbe compreso quale.
«Jack, ti chiamerai Jack» gli disse.
Aveva pensato a quel nome mentre si recava al canile, solo a quello, se fosse stata una femmina non ne aveva preparato uno.
Prima di rincasare si fermò in un negozio per animali, dove acquistò cibo per cuccioli e un guinzaglio. L’indomani avrebbe cercato un veterinario per farsi dare dei consigli sull’alimentazione, provvedere alle vaccinazioni e a tutto quello che sarebbe stato necessario.

Il cucciolo dormì, nella morbida cuccia appena acquistata, in camera con Luca, che non se l’era sentita di lasciarlo chiuso in cucina da solo, pur sapendo di correre il rischio che il cane, durante la notte sporcasse, anche se aveva fatto i suoi bisogni verso le undici. Mise la sveglia alle sei, per portarlo fuori, caso mai fosse andato tutto liscio. Quando si alzò, scoprì con sollievo che Jack non aveva combinato guai e trovò la cosa di buon auspicio. Gli mise il guinzaglio e lo portò fuori, nel fresco del mattino, mentre la città cominciava a muoversi.
Guardandolo trotterellare contento, Luca pensò che, quando fosse stato ripulito, di lì a poche ore, sarebbe stato davvero un bel cucciolo. Perfino Sonia non sarebbe rimasta insensibile a quella vista.

Si sbagliava. Appena la fidanzata seppe della novità gli chiuse il telefono in faccia.
E quando si trovò davanti a Jack lo definì sgraziato, aggiungendo che gli aveva dato un nome ridicolo e che non sopportava la gente che chiamava i cani come le persone.
Comunque, nonostante la sua ostilità e le sue critiche, nonostante che l’impegno fosse maggiore di quanto aveva immaginato, Luca non si pentì nemmeno per un istante di aver adottato Jack. Inoltre era stato fortunato, il cucciolo aveva un buon carattere, era accomodante e tranquillo. Tentava perfino di fare amicizia con Sonia, anche se questo era più un problema che altro, perché la mandava in collera: «Tieni quella bestia lontana da me» era infatti la frase più ricorrente nelle rare occasioni in cui erano tutti e tre insieme.
Per la verità prima o poi ci sarebbe stato un altro problema da affrontare, quando lui e Sonia avessero deciso di convivere o addirittura di sposarsi. Ma per il momento si trattava di un progetto abbastanza vago e Luca riuscì a godersi la compagnia di Jack senza preoccuparsi troppo.
Ogni tanto pensava che, forse, la presenza di Jack era una sorta di test per la sua relazione con Sonia. E, per quanto fosse innamorato di lei, non sempre era sicuro che l’avrebbe superato. Ma a questo solo il tempo avrebbe dato una risposta.

(Pubblicato in “Let it snow – amore sotto la neve”)

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