M.C. Beaton – L’avaro di Mayfair – 67 Clarges Street #1 * Le mie letture

(Titolo originale “The Miser of Myfair”; trad. Simona Garavelli; originale pubblicato nel 1986; edizione italiana del 2014, Astoria srl)

Roderick Sinclair, ex avvocato scozzese, dopo la morte del fratello Jamie, si trova a doversi occupare della pupilla che questi aveva adottato. Roderick

Era un uomo grasso, gioviale e sciatto, uno scapolo che cinque anni prima si era ritirato dalla professione per godere quel che gli restava da vivere dissipando i risparmi in bevute.

E certo non pare il tipo adatto come tutore di una giovane donna, per di più se bellissima come Fiona. La ragazza, che nello spazio di una notte riordina casa e abiti del nuovo tutore, è anche una sarta abile e raffinata, in grado di cucirsi abiti alla moda, ma sembra non troppo sveglia e crede di essere brutta, perché così le diceva Jamie. Roderick, vista l’esiguità della cifra, prende in affitto la casa di Clarges Street numero 67: porterà Fiona a Londra per la stagione, in modo da trovarle una marito ricco.

Nel trambusto dei preparativi, Mr Sinclair non ebbe il tempo di scoprire quali pensieri si agitassero dietro la fronte placida di Fiona. La giovane aveva accettato la decisione di trasferirsi a Londra con la stessa tranquillità con cui accettava ogni cosa. Mr Sinclair, le rare volte in cui pensava a lei, si diceva che doveva essere un po’ tocca, ma in questo non c’era niente di male: era ben noto che l’aristocrazia non prediligeva le donne intelligenti.

Durante il viaggio una forte nevicata costringe la carrozza su cui i due viaggiano a fermarsi e a chiedere ospitalità nella residenza di Mr Pardon; i viaggiatori vengono fatti accomodare nelle cucine, ma dopo aver visto la bellezza di Fiona il padrone di casa invita lei e il padre al suo tavolo, dove cena con altre signore e signori, fra cui il conte di Harrington; è proprio a lui che Fiona confessa che Roderick, da lei indicato come il proprio padre, è un ricco avaro.

Mr Sinclair dapprima si risente per questo, poi, una volta a Londra, decide di assecondare la diceria: credendolo ricco ma avaro molti gentiluomini si faranno avanti per chiedere in moglie la bella Fiona, che lui continua a credere una ragazza dalla mente semplice.

Naturalmente non è così, quella della fanciulla di poco cervello è una maschera dietro cui si nasconde una giovane donna intelligente, coraggiosa e dallo spirito pratico, qualità che le consentiranno alla fine di coronare il suo sogno d’amore.

La storia è intrisa di ironia e anche di un certo sarcasmo, soprattutto nei confronti di certe abitudini e atteggiamenti della società, rappresentati in particolare da alcuni personaggi.

Il gruppo dei domestici svolge un ruolo piuttosto importante nello svolgersi della trama, in particolare il maggiordomo Rainbird che da un certo momento in poi in pratica fa le veci del tutore della protagonista. I personaggi non sono eccessivamente approfonditi, ad eccezione di Fiona, in certo senso è come se si rimanesse sempre in superficie (ma è di certo una mia impressione).

Ad ogni modo “ L’avaro di Mayfair” è una lettura divertente che scivola via in fretta.

Fiona incontra a un ricevimento anche il mitico Brummel, questa è la descrizione che ne dà l’autrice:

Il famoso Beau Brummell era acclamato come un gran bell’uomo, ma in realtà era solo piacente in un modo piuttosto comune. Aveva la pelle molto chiara e bei capelli castano chiaro, arricciati e impomatati. Il naso era piatto; lo era già da diversi anni, da quando un cavallo gli aveva dato un calcio. La corporatura era snella, l’abbigliamento squisito. Era un sostenitore della “biancheria finissima, in quantità, e bucati all’aria aperta,” e si era dato parecchio da fare per eliminare dall’aria delle sale da ballo e dei raduni mondani il cattivo odore provocato da tutti i capi di biancheria indossati da un mese e dai bagni risalenti all’anno prima.

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