M.C. Beaton – La perfida madrina – 67 Clarges Street #3 * Le mie letture

(Titolo originale “The Wicked Godmother”; trad. Simona Garavelli; originale pubblicato nel 1987; edizione italiana del 2015, Astoria srl)

Un’altra storia romantica e ironica, in cui l’autrice riesce con maestria a rendere plausibili situazioni che talvolta lo sono davvero poco.

Nominata madrina di due gemelle diciottenni, in virtù del testamento del padre di queste, Harriet Metcalf, di soli sette anni maggiore delle sue pupille, le accompagna a Londra per la Stagione, dove ritiene possano incontrare dei gentiluomini da poter sposare, grazie sia alla loro avvenenza che all’entità delle loro ricchezze, prendendo in affitto la casa al 67 di Clarges Street.

Nella capitale, grazie a pettegolezzi diffusi di proposito dai servitori della casa di Clarges Street sulla ricchezza delle ragazze e ai consigli del maggiordomo Rainbird, Harriet riesce a introdurre le pupille nella società.

A causa di Beauty, il suo cane, la giovane madrina conosce due affascinanti gentiluomini, lord Gilbert Vere e l’amico marchese di Huntingdon, e immagina che l’attenzione che i due le dedicano fino dall’inizio sia dovuta a un loro interesse per le gemelle. Naturalmente le cose non stanno proprio così… come non è vero che le ragazze ricambino l’affetto di Harriet, anzi.

La disponibilità e la gentilezza di Harriet fanno sì fin da subito che la servitù del numero 67 sia dalla sua parte e, al momento del bisogno, sotto la guida di Rainbird, agisca in suo sostegno. Non è immaginabile quanto si diffondano in fretta le voci che passano tra i valletti delle varie dimore signorili, o fra i maggiordomi, o fra le serve che vanno al mercato…

Molto divertenti gli interventi del cane Beauty, la cui ingombrante presenza svolge un ruolo galeotto, creando l’occasione per il primo incontro fra lui e lei e poi altre, rendendo così inevitabile il loro rivedersi.

Mi pare giusto riportare la sua descrizione:

Beauty, il grosso e sbavante bastardo dall’indole irascibile. Harriet amava Beauty: troppo spesso trovava gli esseri umani volubili e sconcertanti, mentre la devozione del suo cane nero e fulvo, che ricambiava il suo amore e odiava invece qualunque altra persona al mondo, le dava una sensazione di sicurezza.

Il malinteso, altro elemento costante in questa serie, è già nel titolo: fino dalle prime pagine si intuisce che la madrina non è né perfida né malvagia, anzi…

In questo romanzo vengono approfonditi i personaggi di alcuni dei domestici: Rainbird, che essendo il maggiordomo è anche il capofamiglia del gruppo, è quello sempre più presente e svolge il ruolo di consigliere per Harriet e quasi assume quello di deus ex machina; Lizzie, la sguattera, mostra l’ambizione di migliorare e Harriet inizia a insegnarle a leggere; Joseph finisce più volte nei guai a causa della sua vanità; tutti insieme, infine, si impegnano per far sì che Harriet possa sposare il suo lui.

Molti i riferimenti alle condizioni sociali dell’epoca; ad esempio, quando Lizzie sembra non sentirsi bene:

Rainbird decise che se di lì a qualche giorno Lizzie avesse avuto ancora quell’aria malata l’avrebbe accompagnata da un farmacista della city. I domestici andavano dal medico solo in casi di estrema emergenza, considerato che una visita anche dal medico più anonimo avrebbe potuto depauperarli di un intero anno di stipendi.

Inoltre vediamo anche come vengono alloggiati i vari servitori, fra i quali vige una rigida gerarchia, perfino maggiore di quella in essere fra i nobili; nella casa di Clarges Street la servitù ha le sue camere in soffitta:

a eccezione di Lizzie e Dave. Lizzie aveva un giaciglio nel retrocucina, mentre Dave dormiva sotto il tavolo.

(ricordo che Lizzie e Dave sono gli sguatteri: non solo non hanno una camera, ma nemmeno un letto…)

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