Israel Zangwill – Il grande mistero di Bow * Le mie letture

(titolo originale “The Big Bow Mystery)”; pubblicato nel 1891, edizione italiana da me letta del 1990 – Classici del Giallo Mondadori; traduzione Leda Armstrong)

Il grande mistero di Bow è uno dei primi romanzi ad utilizzare la varietà del mistero della camera chiusa. È stato questo ad attirare la mia attenzione e a indurmi a leggerlo. Devo però dire che il romanzo non mi ha entusiasmata. La storia è preceduta da un’introduzione dello stesso autore, dal titolo (italiano) “Ai delitti e ai misteri”, una parte della quale è rivolta “All’editore dello Star”, il giornale su cui Zangwill pubblicò a puntate questo giallo.

La storia è piuttosto umoristica, come avverte lo stesso Zangwill nell’introduzione ma io l’ho trovata un pochino lenta; i personaggi sono pochi ma ben caratterizzati.

Bow è un quartiere popolare dell’East End, a Londra; in una stanza di affitto un pensionante non risponde ai richiami della proprietaria che cerca di svegliarlo all’ora da lui richiesta. La donna, temendo che l’uomo stia male o sia morto, corre a chiamare un vicino, ex poliziotto, che sfonda la porta e consente l’ingresso nella camera. Il pensionante ha la gola tagliata. Ma la porta era chiusa dall’interno e così pure le finestre: come ha fatto l’assassino a entrare e uscire?

Sia la polizia che l’ex poliziotto cercano di svelare il mistero e di trovare il colpevole e naturalmente, alla fine, questo avviene. La conclusione non mi ha colta di sorpresa e mi è parso che la “soluzione” al mistero della camera chiusa sia una delle più semplici.

Annoto qualche breve citazione.

La prima è parte della descrizione di Peter Crowl, calzolaio:

Crowl era un pensatore o, perlomeno, credeva di esserlo, e comunque questo è già un modo originale di pensare. In cima alla testa, i suoi capelli andavano diradandosi rapidamente, come se il cervello si sforzasse di avvicinarsi il più possibile alla realtà delle cose. Si vantava di non avere manie. Sono pochi gli uomini che non abbiano qualche debolezza o un hobby bizzarro, e lui, certe volte, si sentiva molto solo nella sua superiorità. Era vegetariano, laico, repubblicano e contrario al fumo. La carne era una mania. L’alcool era una mania. La religione era una mania. E così la monarchia e il tabacco. “Un uomo semplice come me” soleva dire Crowl, “può vivere senza manie”. “Un uomo semplice” era la sua frase preferita.

In relazione alla cerimonia di commemorazione della vittima a cui parteciperà anche Gladstone:

Tutti i posti erano numerati, affinché tutti potessero avere la soddisfazione di occupare quello di qualcun altro.

Infine, durante il processo al presunto assassino, una parte della deposizione dell’ex poliziotto:

«Poiché la scienza della testimonianza è estremamente sottile e poiché richiede un’acuta e addestrata osservazione dei fatti e la massima comprensione della psicologia umana, di essa si pensa che siano esperti coloro che non hanno la minima idea che “le cose non sono quelle che sembrano” e che tutto può essere completamente diverso da quello che appare; ….»

Personaggi

Arthur Constant – la vittima (filantropo, sindacalista)

Tom Mortlake – famoso sindacalista

George Grodman – ex investigatore capo (vicino della signora Drabdump)

Edward Wimp – attuale investigatore capo

signora Drabdump – padrona di casa di Arthur e Tom

Denzil Cantercot – poeta, altro vicino che vive in affitto da

Peter Crowl – calzolaio

Israel Zangwill (Londra, 21 gennaio 1864 – Midhurst, 1º agosto 1926) nacque in una famiglia di ebrei russi emigrati. È stato uno scrittore, un drammaturgo e un umorista e un personaggio di spicco nella Londra di fine Ottocento, distinguendosi non solo per l’attività letteraria, ma anche per l’incessante impegno a favore della causa sionista: fu infatti leader e membro dell’Organizzazione sionista, che lasciò nel 1905 per fondare l’Organizzazione territorialista ebraica, avente l’obiettivo di creare uno stato ebraico al di fuori della Palestina.

(fonte Wikipedia)

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