Su “Persuasione by Netflix”

Mi è capitata l’occasione di vedere su Netflix il film “Persuasione”, uscito in questi giorni (15 luglio 2022) e ampiamente commentato, almeno nei gruppi social che si interessano a Jane Austen.

Premetto che non sono un’esperta di letteratura inglese né di Jane Austen, ma solo una lettrice forte che ha letto molte volte “Orgoglio e pregiudizio”, alcune volte “Persuasione” ed “Emma” e una o due volte gli altri romanzi della Austen. Quindi il mio commento non è quello di un’intenditrice ma di una “fruitrice”… (come del resto credo siano anche molti di quelli pubblicati qua e là)

La prima parola che mi è venuta in mente vedendo il film e che sintetizza anche la mia impressione finale è vuoto.

A parte la scarsa fedeltà storica e l’ancor minore somiglianza al testo della Austen, il poco credibile rapporto della Ann di Netflix con il vino, la presenza inutile di un grazioso coniglio (per il destino del quale mi preoccupo un po’ essendo amante degli animali: lo avranno trattato abbastanza bene durante le riprese?), i personaggi mi sono sembrati tutti vuoti e superficiali. Mi anche venuto il dubbio che una persona che non conoscesse la vicenda forse non la comprenderebbe nemmeno troppo bene guardando il film, ma forse sbaglio.

Ho trovato che le motivazioni delle azioni e delle scelte vecchie e nuove dei vari personaggi siano quasi inesistenti, e questo toglie ogni senso alla storia, rendendola, appunto, vuota.

Per quanto riguarda la multietnicità, altro tema dibattuto, ho opinioni contrastanti. Da un lato mi sembra chiaro che se un attore è bravo e si cala nel personaggio non conta niente altro (non per nulla in teatro fino a pochi secoli fa recitavano solo gli uomini e non si trattava di farse (o non solo)). Dall’altro lato se le scelte degli attori sono guidate da criteri diversi da “Tizio è adatto a questo ruolo”, tipo voler “colpire l’attenzione” o “far parlare di sé”, trovo che la multietnicità sia quasi una forma di “razzismo”, un modo per sottolineare comunque una (presunta) diversità. Spero di essermi spiegata, anche se ne dubito. Ricordo di aver visto anni fa un bellissimo “Molto rumore per nulla” del 1993 diretto da Kenneth Branagh, in cui il principe Pedro d’Aragona era interpretato da Denzel Washington e di non essermi posta alcun problema: lui era bravo e adatto a quel ruolo e basta.

Nel caso di “Persuasione by Netflix” mi hanno infastidito più che altro certe forzature dei personaggi minori, ma a prescindere dall’appartenenza etnica.

Ammetto di aver guardato il film già convinta che sarebbe stato una delusione (del resto lo sono state quasi tutte le trasposizioni di romanzi della Austen ma anche in generale che ho visto) ma credo che la mia opinione sarebbe stata la stessa anche se non avessi letto alcuna critica.

A me non è sembrato né moderno né divertente, a prescindere dal fatto che dei romanzi della Austen questo è di sicuro il meno divertente, nonostante la presenza di personaggi (la famiglia di Ann in particolare) a cui l’autrice non risparmia la sua ironia.

Questa è la copertina del “mio” “Persuasione” (che poi ho riletto anche da ebook).

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